Madres de Plaza de Mayo a Bologna

Hebe de Bonafini e Letizia Bianchi

Hebe de Bonafini e Letizia Bianchi (13/03/13) – Foto di Elena Baboni

Le Madri di Plaza de Mayo sono venute a Bologna il 13 marzo nell’aula di Santa Cristina. Memoria indimenticabile quella lotta assidua, irriducibile negli anni ’70, contro la dittatura argentina che aveva trasformato i figli di queste madri in desaparecidos, esuli innocenti vittime della violenza di stato.
Queste Madri oggi sono più anziane, alcune hanno più di ottant’anni, ma continuano a lottare per gli ideali di giustizia sociale e di libertà. Le stesse ragioni per cui i loro figli e figlie erano stati fatti scomparire e ammazzati. Qualche anno fa vennero all’Istituto Aldini Sirani e toccarono il cuore e la ragione degli studenti con l’esempio che non ha bisogno di predicati. Sono le donne della resistenza moderna e antica insieme ed è possibile iscriverle nella storia, non degli eroi, ma delle donne animate dal coraggio della parresia.

Così era stato per Antigone capace di opporsi alla ragione di stato in nome di un nomos più alto e sostanziale, il ri…spetto dell’uomo e della morte. E Alcesti che accetta di morire per salvare colui che ama mentre gli altri familiari fanno orecchie da mercante e lo stesso marito, che pure la ama si trincera dietro l’opportunismo mascherato da terrore per la morte. E’ la storia delle donne della resistenza, dell’Agnese, ma anche delle ragazze che denunciano chi le ha violentate e hanno il coraggio di indicare una scelta che è obbligata se si vuole ridurre il rischio di essere ammazzate da chi un attimo prima diceva ti amo, mentre scatenava la sua furia.
E si possono incontrare le donne che frequentano e animano i corsi dell’Universitò Primo Levi, in prima fila nell’affermare la bellezza e il diritto alla cultura e al pensiero critico, nonostante e contro la decadenza della scuola pubblica.
Da queste esperienze, dalle madri argentine che verranno a trovarci, dalla fatica della vita quotidiana, piena di ostacoli, amarezze e profonde infelicità, dai sacrifici che la crisi impone, spesso ingiustamente, dal bisogno di lavoro e di futuro, scaturisce la necessità di opporsi alle dittature, di rivendicare l’amore non come oppressione, ma come solidarietà e difesa dei diritti fondamentali.
Otello Ciavatti

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