Fiori Ciechi

Fiori CiechiIl microcosmo di Florandia, Repubblica dei Fiori, è uno specchio deformato che riflette situazioni uroboriche, tra spicchi di magia, alchimia e fredda realtà. Fiori ciechi di rabbia e di paura, cinici, arrivisti, mercanti, puttanieri, guerrafondai. Uomini travestiti da garofani nel dannato tempo cosmico dell’universo. Un protagonista in carne e ossa, in compagnia del suo enigmatico, umbratile, omonimo alter ego di nome Tibbs, attraversa le regioni sconosciute del suo cervello per ritrovare un se stesso ormai alla deriva. È un universo delirante quello dove proliferano i batteri Probobacter, espressione del caos e della malattia, un mondo sommerso dai rifiuti nel quale la cura, un batterio-mostro che ingurgita tutto, rappresenta l’immagine della cattiva coscienza dell’uomo, e in cui lo spazio del delirio si assottiglia e si avvicina pericolosamente all’ordinaria vita quotidiana. I due racconti di Fiori Ciechi si muovono tra surreale, magico e meta teatralità, cercando di portare alla luce l’uomo nudo, senza difese o sovrastrutture protettive. Favole che si bagnano di finzione e di torrida attualità, scoprendo e descrivendo situazioni ed esistenze simboliche.

Maria Antonietta Piana, Fiori Ciechi

(Ed. Annulli, 2012)

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