Scrivere lettere è sempre pericoloso

Scrivere lettere è sempre pericolosoScritte da due persone sofferte, lacerate, sempre in bilico, ma anche colte, brillanti, geniali, scritte di getto, telegrafiche o più spesso lunghe e a volte lunghissime, riprese nel corso dei giorni, ininterrotte nell’arco di un trentennio, attraverso città, stati, continenti (da un quartiere all’altro di New York come da una sponda all’altra dell’Atlantico, da Boston a Key West, da Firenze a Washington, da Rio al Maine), le lettere di questo epistolario tra gli ultimi due grani poeti americani sono debordanti di vita, allegre e atroci, piene di notizie e umori, pregne d’idee e pettegolezzi, alimentate da argomenti poetici, politici, economici, arricchite di veri e propri racconti. È amore a prima vista – e amore impossibile: per le crisi maniacali di lui, per le tendenze sessuali di lei. L’ala della follia, dell’alcolismo, del suicidio stende un velo d’ombra sui loro passi. Eppure amore è. Tutto congiurerebbe a separarli: l’eterno vagabondare di Elizabeth, donna dai molti percorsi, i suoi soggiorni prolungati nei paesi più lontani, le sue disavventure sentimentali, spesso tragiche; l’eterno battagliare con genitori, consorti, amanti, amici e soprattutto – sempre sconfitto – con se stesso di Cal (come lo chiamavano gli intimi), ultimo puritano dolorosamente innamorato di Dioniso. E invece nulla intacca mai davvero il loro legame: quella libertà segreta che hanno gli amanti innerva un’amicizia a briglia sciolta, dal tono cospiratorio, che non ha riscontro in altri ggrandi sodalizi artistici – un’amicizia sancita dall’eros della lontananza, con la mancanza dell’altro che riempie la vita e la poesia di entrambi. «Scrivere lettere è sempre pericoloso, in ogni caso – gravido di minacce» dice Elizabeth. Per il lettore è quasi un invito, non troppo larvato, a seguire i due poeti in questa affascinante, arrischiatissima avventura epistolare di una vita.

Elisabeth Bishop e Robert Lowell, Scrivere lettere è sempre pericoloso

(Ed. Adelphi)

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