Patrizia Zani, Storia dell’amore

Patrizia Zani, Storia dell’amore, Bologna, La Linea, 2013, pp. 175, € 10,00

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Questo agile manuale compie un’impresa straordinaria: quella di sintetizzare intelligentemente miti, storie, letteratura e cultura legati al più universale e pervasivo dei sentimenti umani, l’amore. Parte da un assunto, la natura culturale dell’amore, legato a forme sociali, religiose, economiche, politiche e simboliche e da quello che appare un paradosso: la sua irriducibilità, il suo essere sempre “altro” rispetto a quanto studiato e teorizzato dalle più varie discipline, dalla psicologia alla psicanalisi, dalla biologia all’antropologia alla medicina.

C’è certo nell’amore una parte biologica, legata al rilascio di feromoni, dopamina, serotonina, ossitocina e vasopressina, che influenzano i comportamenti volti a mantenere la stabilità della coppia, ma c’è soprattutto una parte antichissima, culturale, testimoniata fin dai primordi della scrittura, se se ne trovano tracce anche nelle prime forme di codici legislativi come il Codice di Hammurabi, del XVIII secolo a.C. o nella coeva epopea babilonese di Gilgamesh, che riprende una tradizione sumerica del 2.600 a.C.

Scrive Zani che ciascun popolo ha tentato di disciplinare il desiderio sessuale per renderlo funzionale alla sopravvivenza non solo della specie, ma della stessa struttura sociale. Riti e tabù intervengono a istituzionalizzare e sacralizzare la sessualità e primi osservatori dei comportamenti delle popolazioni asiatiche ed europee sono i primi viaggiatori o capi militari in trasferta, come Erodoto o Giulio Cesare.

La cultura greca è quella che ha dato un nome alle più infinite sfumature del sentimento d’amore, dividendolo in eros (l’amore sessuale), anteros (l’amore corrisposto), photos (l’amore idealizzato), philia (l’amicizia), agape (l’amore disinteressato) ed altre, e soprattutto crea un ricco repertorio delle relazioni affettive umane che personifica nelle varie divinità.

La prima concettualizzazione dell’amore risale al Simposio di Platone, dove una donna, Diotima, spiega a Socrate che l’amore è soprattutto mancanza, tensione ideale verso un irriducibile altro, concetto che il Cristianesimo riprenderà descrivendolo come tensione verso il divino e strumento di elevazione culturale. È con la patristica, in epoca altomedioevale, che si struttura la cesura fra amore spirituale e carnale, condannando quest’ultimo ed esaltando la castità e la verginità della donna.

Con Agostino, Gerolamo, Gregorio Magno la preoccupazione della precettistica è quasi esclusivamente comportamentale: vengono condannati i comportamenti degli uomini e soprattutto delle donne in nome di un’etica sessuale cristiana unicamente procreativa, demonizzando ogni forma, non solo di erotismo, ma di pur minima libertà di movimento e relazione fra i sessi.

L’idealizzazione della donna entra nel mondo culturale laico con la cultura dell’amore cortese e vi rimane per secoli, strutturando il canone letterario e artistico dell’Occidente cristiano.

Saghe come quella di Tristano e Isotta, vicende come quella di Abelardo ed Eloisa plasmano la tipizzazione della passione come destino di casualità ed ineluttabilità, col suo carico di angoscia e violenza, di cui i singoli individui sono disarmati attanti.

Dopo il Mille e soprattutto nel Quattrocento la presenza delle donne diventerà sempre più preponderante, con intellettuali come Christin de Pizan che rivendicheranno il valore dell’essere donna, spesso ancora messo in ridicolo dai chierici, o con le regine sui troni di Francia, Inghilterra, Scozia che sanno prendere decisioni e appaiono consapevoli del ruolo che rivestono. Bisognerà aspettare però la metà del 1600 per arrivare, con i salotti francesi delle Preziose, a una “visione dell’amore fondata sul rispetto della donna e sul valore della relazione come reciprocità basata sulla tenerezza e sulla comprensione”.

Il processo di progressiva laicizzazione del sentimento amoroso inizia, scrive Zani, col libertinismo e con “l’esigenza di una libertà sessuale pronta a contrapporsi all’oscurantismo religioso e che si affermerà nel Seicento e nel Settecento”.

Figure come il Marchese De Sade o Giacomo Casanova “smascherano i rapporti di forza e le dinamiche dominio-sottomissione all’interno delle relazioni asimmetriche individuali e sociali” e mettono in crisi i valori dominanti.

Col Romanticismo e con le lotte per la costruzione di un’identità nazionale degli Stati europei, le donne parteciperanno sempre più da vicino alla definizione sociale di se stesse e di un rapporto con l’altro sesso, se non ancora paritario, certamente più consapevole e sfaccettato.

La fine del XIX secolo vede la comparsa del termine sessualità e, secondo Foucault, nel Novecento, con Freud, essa diventerà uno specifico campo del sapere umano e il nucleo dell’identità personale.

Con le due guerre, l’entrata in massa delle donne nel mondo del lavoro e il movimento di emancipazione delle donne inizia a porsi la questione, non ancora risolta, di una ridefinizione dei ruoli e delle relazioni d’amore.

Dopo la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta e il “nuovo disordine amoroso” di Bruckner e Finkielkraut degli anni Settanta, oggi la rete offre modalità nuove e non ancora del tutto indagate di relazioni fra i sessi, ponendo al contempo una nuova domanda a un nuovo “analfabetismo dei sentimenti” cui la scuola e l’educazione devono dare risposta.

“Siamo tutti analfabeti e autodidatti rispetto ai sentimenti”, afferma Mariagrazia Contini, che alla complessità dell’universo delle emozioni e delle relazioni ha dedicato molti libri (ricordo fra tutti La comunicazione intersoggettiva fra solitudini e globalizzazione, Pisa, ETS, 2011) e tiene corsi per gli studenti del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Bologna. L’amore si impara, non si subisce come un destino. Forse conoscerne la lunga e multiforme storia può aiutare studenti, insegnanti ed educatori a non subirlo, fino alle tragiche conseguenze cui siamo purtroppo spettatori, ma a costruirlo insieme, come una modalità sana di relazione e progetto di vita.

Loredana Magazzeni

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